La democrazia in Italia
Dalla lontana e fredda Amsterdam mi capita di leggere un’intervista a PierLuigi Vigna (ex-procuratore nazionale antimafia) sull’ Espresso. Mi colpisce particolarmente l’ultimo passaggio sul quale mi sono fermato a pensare: possiamo parlare di democrazia quando i confini geografici dei nostri sentimenti e delle nostre preoccupazioni si fermano alla nostra vita o alla realtà in cui noi stessi viviamo? Io credo di no, ma mi interesserebbe sapere cosa ne pensate voi
“Il silenzio della politica sull’emergenza delle mafie è davvero assordante. Mentre le regioni del Sud raccolgono solo il 4 per cento degli investimenti stranieri, gli economisti stimano che la criminalità organizzata produca ricavi per 100 miliardi di euro all’anno. E questa massa imponente di denaro sporco crea imprese mafiose che fanno concorrenza sleale e prevalgono sulle aziende pulite: i boss e i loro prestanome non hanno bisogno di crediti bancari e possono ritardare i pagamenti, escludere il sindacato, tagliare i salari, far lavorare in nero, imporre contratti. Al di là di estorsioni, omicidi e attentati, almeno quattro regioni sono strangolate da un’intimidazione economica generale. Eppure i politici che parlano di mafia sono pochi e isolati. I segnali di risveglio ci sono, almeno in una parte della Sicilia, ma nessun partito mette la lotta alla mafia al centro della campagna elettorale. Mah… Forse pensano che si debbano prendere voti anche lì“.
PierLuigi Vigna
Ciao a tutti,
Andrea Candelli